30 Avenue Montaigne
Esplora il cuore di 30 Avenue Montaigne, il “piccolo e laborioso alveare” dove la leggenda di Christian Dior vide la luce 75 anni fa.
Affacciati su avenue Montaigne e situati al 2º piano del palazzo, in quelle che in precedenza erano state le sale di rappresentanza reali, i saloni erano il luogo in cui venivano presentate le collezioni. Charles-Frédéric Worth, cui si deve l’invenzione dell’haute couture, ebbe l’idea di creare saloni sontuosamente decorati e illuminati in modo da riprodurre le condizioni in cui gli abiti sarebbero stati indossati successivamente dalle sue clienti.
Victor Grandpierre scelse di decorare e arredare 30 Avenue Montaigne in colori neutri che mettessero in risalto le creazioni presentate: “È riuscito a decorare la sala [Paul César] Helleu esattamente come la sognavo”, confessò lo stesso Christian Dior, “nei colori del bianco e del grigio perla, in perfetto stile parigino, con lampade a muro soffuse, lampadari in cristallo e piante di Kentia a profusione”.
Qualche giorno prima della presentazione della collezione, all’interno dei saloni avevano luogo le “prove”, durante cui una prima serie di circa 60 prototipi, che illustrava il principale tema della stagione, veniva esaminata sotto le luci di queste vaste stanze e sul sontuoso sfondo dei loro arredi e modificata di conseguenza. Nel corso delle prove degli abiti e delle successive simulazioni della sfilata, alcuni prototipi venivano aggiunti e altri scartati, finché la collezione non acquisiva un aspetto uniforme. Infine, tre giorni prima della sfilata, si tenevano le prove finali degli abiti. Gioielli, foulard, guanti e calzature venivano selezionati per donare il tocco finale a ogni mise, mentre i cappelli, a cui Mizza Bricard aveva lavorato simultaneamente alla realizzazione della collezione, venivano finalmente abbinati alle altre creazioni.
La sfilata seguiva un ordine ben preciso, elaborato con cura durante le prove affinché creasse un certo “senso di teatralità”. Per questo motivo, i prototipi destinati a costituire la moda del domani venivano presentati a metà sfilata. Soprannominati i “Trafalgar”, sarebbero successivamente comparsi sulle copertine delle più celebri riviste di moda.
“Mi accorgo improvvisamente che non ci sono abbastanza chemisier o creazioni sufficientemente spettacolari per le riviste. Noi li chiamiamo ‘Trafalgar’. E così sento l’esigenza di aggiungere un abito rosso.”
L’ordine della sfilata veniva indicato in apposite tabelle e obbediva a rigide regole di precedenza. I completi sfilavano per primi, seguiti dagli abiti da città eleganti e poi dalle mise più formali, dagli abiti da cocktail, da quelli corti da sera e, infine, da quelli lunghi e da ballo, spesso adornati da spettacolari ricami. La chiusura dello spettacolo era riservata agli abiti da sposa.
Durante i momenti finali, l’intera Maison era pervasa da un’atmosfera trepidante e carica di eccitazione. Per il giorno della sfilata i saloni venivano ornati con composizioni floreali, profumati con la fragranza Miss Dior e illuminati da grandi lampadari. Le sedie, su ognuna delle quali erano apposti dei bigliettini con un numero, venivano disposte per accogliere gli ospiti.
“Questo primo traguardo non poteva ricevere consacrazione più calzante di quella che mi diede Christian Bérard durante una cena da Marie-Louise Bousquet con Michel de Brunhoff, Boris Kochno e pochi altri invitati. Bébé mi regalò un disegno a pastello raffigurante la facciata di 30 Avenue Montaigne, un tema che avrei successivamente riproposto su qualsiasi cosa: foulard, biglietti natalizi, programmi di collezioni…”
La sfilata del mattino, programmata solitamente per le 10:30, era riservata alla stampa. I partecipanti ricevevano un programma su cui era indicato il nome di ogni prototipo, accompagnato da una breve descrizione. Il gran salone si riempiva di una folla visibilmente emozionata, che si estendeva fino al pianerottolo e alle scalinate, dove si appostavano gli ultimi ospiti e qualche fortunato membro del personale della Maison. All’ultimo minuto, gli apprendisti si intrufolavano nella parte alta per sbirciare lo spettacolo da lontano.
All’entrata del primo salone un’annunciatrice, spesso facente parte delle addette alle vendite, chiamava a gran voce il nome di ogni prototipo e il suo numero, sia in francese che in inglese; essi venivano ripetuti successivamente al pubblico nel secondo salone e nel pianerottolo. All’epoca le sfilate erano uno spettacolo di due ore, “senza trama o intervallo”, e si svolgevano in un religioso silenzio interrotto solo dagli applausi.
“Nascosto dietro le tende in raso grigio che mi separano dal salone, ascolto i miei abiti che prendono vita: è questo il momento del loro vero debutto.”
Al termine della sfilata gli ospiti si alzavano e si raccoglievano nel gran salone in un turbinio di emozioni, scambiandosi baci e congratulazioni. Più tardi Christian Dior si sarebbe ritirato nei camerini per festeggiare l’evento con le modelle e le premières d’atelier.
Alle 15:00 si svolgeva la seconda presentazione, riservata agli acquirenti professionisti provenienti da tutto il mondo. Gli ospiti più importanti erano i rappresentanti dei grandi magazzini americani, che avevano pagato caro il loro posto a sedere, corrispondendo un anticipo sui loro futuri acquisti. Madame Luling e Madame Yvonne Minassian, incaricate di occuparsi degli acquirenti americani, avevano preparato con cura la loro stanza. Tre o quattro persone ingaggiate dalla Maison perlustravano i saloni per sventare anche il più velato tentativo di abbozzare i modelli presentati.
L’atmosfera che precedeva questo “incontro di specialisti” con il loro “sguardo fotografico” era relativamente calma. Una volta terminato, gli acquirenti fissavano degli appuntamenti con le addette alle vendite per effettuare gli ordini. I prototipi venivano ammirati, misurati e analizzati in lungo e in largo per ore e ore! Solo il giorno successivo i saloni potevano accogliere finalmente le clienti private.
Esplora il cuore di 30 Avenue Montaigne, il “piccolo e laborioso alveare” dove la leggenda di Christian Dior vide la luce 75 anni fa.